Prostatiti

Il termine prostatite è largamente usato per indicare le più svariate forme patologiche che interessano la ghiandola prostatica ed il collo vescicale. In realtà, esso invece comprende solo le infezioni acute e croniche batteriche, parassitarie e micotiche, mentre i più comuni casi in cui sono presenti i segni e i sintomi di infiammazione in assenza di un agente etiologico microbico riconoscibile vengono indicati con il termine di prostatiti abatteriche o prostatosi,; diversamente in altri casi simulanti una prostatite, nei quali non si riesce ad individuare un agente infettante né un reperto infiammatorio , si parla di prostatodinie. Si tratta di situazioni piuttosto sfuggenti, molto più vicine alle disfunzioni del collo vescicale che alla patologia prostatica vera.
I soggetti più colpiti sono tra i 30 e 60 anni, le forme più frequenti sono le prostatiti abatteriche.
I sintomi nelle forme acute sono rappresentati da febbre elevata, malessere generale, artromialgie diffuse, pollachiuria, disuria, stranguria, tenesmo vescicale.
Nelle forme croniche la sintomatologia è molto sfumata ma frequentemente recidivante, tanto da indurre spesso problemi psichici nei pazienti.
Rivolgendosi allo specialista è possibile inquadrare la patologia mediante la raccolta di una attenta anamnesi, l’esplorazione rettale, tests di laboratorio ematici e colturali per la valutazione del secreto prostatico e l’utilizzo dell’imaging ecografico.
Sulla base di questi risultati è possibile oggi scegliere l’opportuna terapia da seguire che spesso si basa sull’associazione di farmaci ed integratori ( che in mani esperte possono essere portati direttamente all’interno della prostata) per il ripristino di un perfetto stato di salute.(www.prostatitis2000.org)