Tumori Vescicali

Dopo le prime osservazioni di tumori professionali alla fine del 1800, fu proprio la vescica a richiamare l’attenzione sui tumori ambientali a seguito di resoconti si metteva in evidenza l’elevata incidenza del cancro vescicale nei lavoratori delle industrie di coloranti.
Sin da allora si è cercato di stabilire una relazione tra insorgenza del tumore e situazioni ambientali ed occupazionali.

Incidenza

Negli Stati Uniti il cancro della vescica colpisce circa 100.000 persone l’anno.
Lo stesso tumore causa circa 10.200 decessi con prevalenza del sesso maschile.
Negli ultimi anni sta incrementando il numero delle donne e di soggetti giovani.
E’ più frequente in città densamente popolate e nelle aree industrializzate.

Eziopatogenesi

Le categorie di lavoratori più soggette al rischio sono rappresentate dai lavoratori di:
sostanze coloranti, materie plastiche, cuoi e pellami, industria tessile, parrucchieri e pittori

Sostanze sospette cancerogene per i tumori della vescica
Auramina(manifattura), benzidina, ciclofosfamide, fenacetina, fenil-2-naftilamina, isoniazide, 2-naftilamina, catrame, fuliggine, piombo.

Fumo

Azione duplice
diretta: tramite fattori cancerogeni come la 2-Naftilamina in essa contenuta
indiretta: per interferenza sul metabolismo del triptofano inibizione conversione dell’acido 3 idrossi-antranilico in N-metilnicotinamide per cui si verificherebbe un accumulo di metabolici intermedi (ortofenoli ) nelle urine.

La dimostrazione di un’attività cancerogena topica sull’urotelio da parte di questi agenti conferma il legame tra fumo e neoplasia vescicale, così come l’aumento di incidenza nelle donne e tra i giovani legato ad un diverso atteggiamento nei confronti del fumo.
I fumatori hanno una incidenza di tumore 4 volte superiore ai non fumatori
Il rischio si correla con il numero di sigarette, la durata del fumo e il grado di inalazione.
Gli ex-fumatori hanno una ridotta incidenza rispetto ai fumatori.

Classificazione ed anatomia patologica

Il 95% dei tumori della vescica è di tipo epiteliale a cellule transizionali, riproducenti l’epitelio della via escretrice. I criteri per la diagnosi di malignità sono:
aumento della cellularità, molteplicità dei nuclei, alterazione della polarità cellulare, modificazioni volumetriche dei nuclei e della cromatina, mitosi anomale.

A) Papilloma a cellule transizionali
Tumore papillare a stroma delicato fibrovascolare, ricoperto da epitelio sovrapponibile al normale, macroscopicamente è una forma vegetante provvista da un sottile peduncolo.

B) Carcinoma a cellule transizionali
E’ il classico urotelioma con chiari segni di anaplasia e tendenza invasiva.
Microscopicamente si hanno:

  • forme papillari
  • forme sessili(a larga base di impianto e tenacemente adese alla parete vescicale)
  • forme ulcerate ed infiltranti

C)Carcinoma epidermoidale: costituito da cellule producenti cheratina
D)Adenocarcinoma: che possono secernere muco, prendono origine dall’uraco e si sviluppano prevalentemente sulla cupola.
E)Carcinoma indifferenziato: che non può essere riconosciuto e classificabile.

Grado:
G0-G1-G2-G3
La categoria pT: indica l’estenzione (ta-t1-t2-t3-t4)
La categoria N: indica il coinvolgimento dei linfonodi
La categoria M: è riferito alle metastasi

Quadro clinico

Ematuria(macroscopica o microscopica): può essere considerata il sintomo fondamentale, anche se compare in numerose affezioni urologiche, è il primo sintomo tra il 60 ed il 75% dei casi.
Irritabilità vescicale: espressa da pollachiuria, minzione imperiosa, bruciori e dolori minzionali, indica in genere una propagazione della patologia in profondità ed è legata a fenomeni ischemici ed ulcerativi della parete, può coesistere anche infezione batterica.
Dolenza al fianco: può essere correlato ad una ostruzione ureterale neoplastica.

Diagnosi

Indagini di screening: urografia, citologia, ecografia, cistoscopia, Tac.
Citologia: E’ una indagine semplice e ripetibile, utile per soggetti a rischio e per quelli già trattati.
Urografia: E’ utile soprattutto la fase cistografica che mostra un difetto di riempimento nella cavità vescicale.
Ecografia sovrapubica: E’ un ottimo esame di screening nei soggetti con sospetta neoplasia o nei soggetti a rischio.
Cistoscopia: E’ indicata nella diagnostica dei tumori vescicali, permettendo il riscontro di forme anche di modestissimo volume e di basso grado di anaplasia che possono sfuggire alla urografia che alla citologia.
Cistoscopia a fluorescenza: PDD (photo dynamic diagnosis) dopo circa 60 minuti dell’instillazione di un farmaco fotodinamico in vescica, si verifica l’accumulo di porfirine a livello intracellulare nelle lesioni della parete vescicale. Le porfirine sono fluorescenti ed emettono luce rossa se eccitati da luce blu.

Quindi le lesioni preneoplastice e neoplastiche emettono una luce rossa su sfondo blu. La metodica permette di rilevare il 30% di neoplasie papillari in più rispetto alla cistoscopia tradizionale ed il 95% in più in caso di carcinomi in situ (CIS), consentendo un trattamento molto più appropriato e precoce.

Biopsia transuretrale: Fornisce informazioni sulle caratteristiche anatomo-patologiche della lesione (capillarità, invasività, malignità istologica).
La TAC: consente di individuare tre gruppi

  • neoplasie non infiltranti
  • lesioni invadenti il tessuto muscolare
  • interessamento perivescicale.

Terapia

Endoscopica transuretrale (vedi video)
Chirurgica tradizionale (parziale o totale)
Terapia antiblastica endocavitaria (dopo chirurgia conservativa)
Radioterapia
Terapia antiblastica sistemica